Il rapporto con la finanza personale o aziendale, cosa di per sè complessa, nasce spesso da un dialogo opaco con gli intermediari, quali banche, promotori, etc.
La figura professionale del consulente indipendente ha, fra i suoi compiti, quello di educare il cliente nel rapporto con l'apparato finanziario in tutte le sua sfaccettature.
Dagli investimenti, obbligazioni, fondi comuni, azioni, fondi pensione aperti o chiusi, finanziamenti, mutui, etc, fino alla tutela diretta del risparmiatore con la banca di quest' ultimo, con un dialogo a tre, cliente- banca- consulente, quindi di tutoraggio.
Alla base di questo rapporto, svincolato da qualsiasi conflitto di interessi, poichè il consulente indipendente non ha legami commerciali con nessuna banca, ma tutela e privilegia un' unico soggetto: il Cliente privato o impresa, dicevamo, vi è la necessità di una pianificazione finanziaria che va ben  oltre la MIFID che conosciamo tutti attraverso la propria banca, pianificazione che è indispensabile per individuare le esatte problematiche del cliente e consigliarlo adeguatamente al suo profilo di rischi/ rendimento, prassi che è e rimane insostituibile prima di qualsiasi rapporto concreto di consulenza. Pertanto è prettamente inutile chiedere al consulente indipendente una consulenza "SPOT" cioè, su questo portafoglio o quel mutuo, senza che egli abbia una precisa individuazione delle necessità del cliente, finanziarie, personali o familiari e previdenziali.